Crisi di coppia dopo la nascita di un figlio

Quando la famiglia si allarga la gioia che ne scaturisce è tanta ma come ogni cambiamento importante gli equilibri costruiti nel tempo cambiano e le paure ed insicurezze che sorgono possono scatenare una vera e propria crisi di coppia dopo la nascita di un bambino.

Come cambia la vita di coppia con un figlio?

Oltre ai due singoli compagni, che costituiscono la coppia come insieme a sé, vi si aggiungono i rispettivi ruoli di “singoli genitori” (con relative responsabilità e gratificazioni) e di “coppia genitoriale” che anche in questo caso definiamo come “entità” a sé stante.

Ora, queste precisazioni devono solo far riflettere sul modo in cui costruiamo questi ruoli che siamo tenuti ad avere perché potrebbero avere differenze. Il ruolo di “partner” ha delle implicazioni comprensibilmente diverse se la stessa persona ha anche il ruolo di genitore. Ogni “insieme” si deve poter armonizzare con altri sottoinsiemi in cui siamo chiamati ad agire sempre con la nostra partner ma in situazioni diverse.

Stabilità di coppia e nascita di un figlio non sempre camminano a braccetto, e non sempre coabitano a lungo sotto lo stesso tetto.

Può capitare che il passaggio da due a tre, o da tre a quatto rappresenti un vero attentato terroristico alla stabilità e longevità della vita di coppia.

Quando una donna diventa mamma, il rischio più grande nel quale può inciampare è quello di diventare soltanto mamma. Di smarrire sé stessa e la sua identità di donna. All’intero della coppia e della sua stessa vita.

L’uomo, pur desiderando la paternità, può essere colto alla sprovvista da sentimenti di gelosia, e sentirsi defraudato del posto d’onore che occupava nel cuore (e nel letto) della sua donna, estromesso dal legame fusionale tra mamma e bambino.

Non solo genitori: facciamo sopravvivere la coppia.

Oggi affronteremo il tema della coppia, nello specifico di quando arriva un bambino, di come ciascun individuo affronta tale passaggio e di come la coppia può far fronte a questo.

Farò un excursus su ciò che significa essere coppia, mi soffermerò su alcuni ingredienti che possono aiutare a creare una buona sintonia nella quotidianità e vedremo come cambia la coppia quando arriva un bambino.

Andremo inoltre a capire perché preservare i propri spazi e quelli di coppia è di fondamentale importanza per i genitori ma anche per lo sviluppo del bambino. L’articolo verterà sulle dinamiche che si attivano quando nasce un bambino e di come la coppia si debba trasformare, senza però rischiare di scomparire sia come individui che come coppia.


Il senso di questo articolo vuole essere quello di stimolare al pensiero senza dare una direttività su cosa fare o non fare, uno spunto di riflessione che ciascuno di voi potrà interpretare ed adattare alla coppia, perché non esiste un unico modo per essere coppia e nemmeno per essere genitori.

Come evitare la crisi di coppia con l’arrivo di un bimbo?
Iniziamo chiedendoci “Chi sono io e chi è l’altro?”

Per parlare di coppia si dovrebbe partire dalle domande: “Chi sono io?” e “chi è l’altro?”.

Eric Fromm (psicologo, psicanalista e filosofo tedesco) nel suo libro “L’arte di amare” traccia una distinzione tra due affermazioni: “Ti amo perché ho bisogno di te” e “Ho bisogno di te perché ti amo”. Nella prima è in rilievo il bisogno che si ha dell’altro, piuttosto che l’amore verso l’altro. È un sentimento dettato da esigenze egoistiche, piuttosto che dal provare emozioni per la persona. Nella seconda frase emerge il contrario, la spinta verso il partner che è mossa dal sentimento.

Il bisogno dell’altro, la necessità quasi avida che l’altro soddisfi i propri vuoti affettivi può creare difficoltà sia a livello individuale che di coppia. L’idea di potersi “bastare” a vicenda appare come un’illusione. A volte i bisogni personali possono essere soddisfatti nel rapporto, altre volte è importante che la persona faccia appello ad altre risorse per realizzare le proprie esigenze.

La capacità di saper stare da soli, cioè di bastare a se stessi come “appoggio” è di fondamentale importanza. A volte è prezioso poter chiedere aiuto e sostegno all’altro, ma questa non può essere una condizione rigida e fissa. L’altra persona non può sempre rispondere ad ogni necessità, né colmare ogni vuoto affettivo.

Ciascuno deve assumersi la responsabilità di sé stesso, e di ciò che vuole, e imparare a muoversi nell’ambiente per soddisfare i propri bisogni anche indipendentemente dall’altro.

Oggi la coppia innanzitutto è un insieme di due persone, individui e ciascuno di essi ha più ruoli.

Sarebbe importante parlare dei “bisogni” dei singoli partner per poter creare una mappa dettagliata di dove la coppia si potrà muovere a proprio agio e di dove invece sarà necessario preservare il proprio spazio nella coppia. D’altro canto è necessario che ciascuna persona possa anche sviluppare un percorso di crescita personale individuale nella propria vita a patto che gli “spazi di coppia” rappresentino sia una “base sicura” sia un ulteriore spazio “esplorativo di coppia”.

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Il falso mito del Simpioso di Platone: la metà della mela

Se noi pensiamo alla mezza mela di platonica memoria, se pur romantica, mal si sposa con il reale funzionamento di una coppia sana. Una coppia per reggere nel tempo dovrà essere fondata da due identità, preferibilmente risolte. Ogni componente del legame d’amore dovrebbe poter bastare a sé stesso, dovrebbe mantenere sempre il proprio baricentro psichico senza deragliare e senza avere bisogno del coniuge per vivere e per sopravvivere. Alcuni amori rappresentano dei beni rifugio, nascono nella casa del bisogno e hanno difficoltà a transitare in quella del piacere, dove, in realtà, dovrebbero abitare. Il partner stampella, o psicologo per amico, non funziona; così, prima o poi, entrambi dovranno fare i conti con quello che non va in ognuno di loro e nella loro coppia.
Diventare genitori è un’esperienza che mette a dura prova il benessere della coppia.
Occorre quindi partire da basi solide per dare spazio all’arrivo di un bimbo.

Mantenere i propri spazi dopo la nascita di un figlio è corretto?

Da un lato non c’è alcun dubbio che avere il proprio spazio in una vita di coppia, con o senza figli, è un diritto inalienabile. Coltivare interessi o passioni, percepirsi “come individuo”e non solo come membro di una coppia o di una famiglia, avere una dimensione personale che non sia necessariamente condivisa col partner, sono aspetti indispensabili al benessere di ognuno. Uno stare insieme che non li preveda rischia di porre da sé le basi per la sua inevitabile crisi.

Dall’altro lato però c’è la voglia e la necessità di condividere, che è la base di ogni legame di coppia: condividere tempo, impegni, progetti, eventi, emozioni, vita domestica, educazione e rapporti con i figli. Ebbene, sembra che oggi molti si sentano schiacciati, imprigionati, logorati da questa dualità, in un dilemma che non riescono a risolvere e che suona più o meno così: «Come posso mantenere i miei spazi se devo condividere tutto con la persona che amo?».

I propri spazi: se ne parla tanto spesso che si sono trasformati in un luogo comune e quando li evochiamo quasi ci scappa un sorriso ironico, come di chi sa che sta dicendo qualcosa di ridicolo proprio perché inflazionato. Eppure, dietro a una crisi di coppia, salta sempre fuori la questione dei “propri spazi”: chi li deve ritrovare perché li ha immolati all’altare della vita da genitore; chi li deve difendere in vista di un matrimonio o dell’arrivo di un figlio; chi li deve scoprire per la prima volta dopo un’esistenza tutta dedita prima alla famiglia di origine e poi al partner (o a entrambi).

Ma che cosa sono questi spazi all’interno della coppia? Beh, sembra un paradosso ma innanzitutto non sono spazio, ma tempo: tempo da dedicare a se stessi, i cosiddetti “momenti solo per sé”. Tuttavia è proprio il modo di intendere questo tempo a creare in diversi casi ulteriori problemi a una coppia già in difficoltà.

L’equilibrio è sempre un ottimo medicinale naturale.

Porsi in posizione di ascolto (Ascolto con la A maiuscola) è il primo step: un ascolto autentico, partecipato, interessato può rivelare alla coppia quanto l’altro “porta” nel suo mondo di vissuti interiori. Aspettative, timori, insicurezze, sicurezze, false credenze: ogni aspetto di noi istruisce il nostro compagno o compagna e ci permette di conoscerci facendoci conoscere. Premesso questo sarà fondamentale nella coppia avere una alta condivisione dell’idea di coppia stessa; ovvero una visione sufficientemente comune tra i partner della necessità di condivisione e di individualità. Se tale condivisione di come dovrebbe essere un “coppia” non è sufficientemente simile sarà necessario aprire un dialogo più lungo per la reciproca espressione dei motivi per cui la si pensa diversamente e dei reciproci bisogni nella coppia.

Questo è sicuramente uno step importante per salvare la coppia dopo la nascita di un figlio!

spazi nella coppia img

Come usare bene l’autonomia e salvare la coppia?

• Non abusare: Non prenderti i tuoi spazi per farti gli affari tuoi lasciando al partner le mille incombenze quotidiane

• Non rinunciare: Non accontentarti di minuscole concessioni, come se il tuo tempo fosse di proprietà altrui.

• Il tuo spazio è un tuo diritto: Se ti prendi del tempo per te, metti al bando i sensi di colpa e goditelo pienamente.

• Non escludere l’altro: Il partner ha diritto di chiedere dove sei stato e cosa hai fatto, anche se non deve fare interrogatori.

• Non aspettare di aver “bisogno” di un tuo spazio ma confrontati con il/la partner quando vuoi senza sensi di colpa

La noia: un nemico per ogni coppia

La coppia stabile, prima o poi, viene rapita dalla noia. Lentamente ma costantemente, transita dall’empatia alla mancanza di ascolto, dalla simpatia all’antipatia, dallo spazio condiviso alle divergenze di desideri e bisogni. Dall’erotismo a sigillo del desiderio per l’altro alla sessualità pro-concepimento e pro-normalità, candidata alla noia e alla mancanza di entusiasmo. Sino ad arrivare alla presenza di possibili amanti. Se la famiglia diventa un concentrato di doveri, la coppia può incorrere nel rischio di scoppiare. Occorre portare il divertimento anche dentro casa e portare noi stessi un po’ più fuori.

Ingredienti per una “coppia felice”

Conoscenza di noi stessi: indispensabile per restare centrati su ciò di cui abbiamo davvero bisogno.

Rispetto: come sinonimo di accettazione dell’altro, condivisione, dichiarazione pacifica di differenze ed accettazione di osservazioni dal partner. Dare o subire imposizioni non stimola nessuno a cambiare pensiero.

Ascolto: come strumento sofisticatissimo di conoscenza dell’altro, capacità di empatia, canale di sintonizzazione emotiva. Ascoltare empaticamente significa porsi davvero in posizione di “imparare” ciò che l’altro vuole comunicare.

Libertà di essere se stessi: quando ritieni di dire “no” o “si” è bene che lo comunichi al tuo partner e che possiate discutere serenamente. Essere, pur appartenendo a una coppia, sempre se stessi. Onesti, autentici, senza smarrire il proprio baricentro dell’esistenza. Capita molto frequentemente che la diversità del partner, quella che in un primo momento ha fatto scattare la scintilla amorosa, spaventi e disturbi. Così uno dei due tenta di modificare l’altro, e di renderlo simile a se stesso, per poi non amarlo più. Intimità non fa rima con uguaglianza, con omologazione, con fusione, ma con il rispetto della diversità del partner.

Creatività: saper essere creativi non solo nella prima fase di innamoramento ma anche dopo è un ingrediente importante per ogni coppia. Mantenere degli spazi di coppia piacevoli, soprattutto quando ci sono figli, quali possono essere delle cene romantiche, viaggi o uscite con gli amici, è vitale per il rapporto.

Una buona sessualità: oggi, purtroppo, stiamo assistendo a una deriva della sessualità. Abbiamo una sessualità senza corpo, quella online. E senza amore, come se fosse semplice attività ginnica. Può pure capitare il contrario: un amore senza vita sessuale. Le coppie che diventano coppie bianche. Partner che non si desiderano più e che transitano verso una pericolosissima condizione della loro vita di coppia: il pensionamento anticipato del desiderio. Condizione non immune da rischi. Quindi, affinché una coppia rimanga coppia, dovrà integrare i tre aspetti dell’intimità: corpo, cuore e cervello.

Trovare la giusta distanza: saper stare soli insieme ed insieme da soli. È un giro di parole ma se lo analizziamo insieme “stare soli insieme” significa sapere che il partner c’è anche se non è presente fisicamente in quel momento, averlo in qualche modo interiorizzato e possedere la sicurezza che l’altro ci ama. “Stare insieme da soli” significa invece poter fare delle cose come individui anche se ci troviamo nello stesso luogo (leggere un libro mentre l’altro guarda la tv). Trovare la giusta distanza significa anche rispettare un momento di sovraccarico dell’altro e non esigere una presenza costante. Ogni coppia trova la sua, non esiste la giusta distanza universale.

equilibrio coppia con bambini img

Il dialogo rimane la vera strategia per tenere in vita un amore. È il primo che viene a mancare quando la coppia inizia ad attraversare una crisi, ed è il primo che si trasferisce dentro una chat o una email con “altro dal partner” quando la coppia naufraga.

Il dialogo di una coppia si dipana su due binari: la comunicazione di servizio e la comunicazione emozionale. La prima serve per l’organizzazione e la gestione del quotidiano. I partner parlano di cose concrete, di cose da fare, e si organizzano giorno dopo giorno per far funzionare le loro giornate. Questo tipo di comunicazione tende ad avere un’impennata quando la coppia diventa famiglia.

Gli impegni a cui dover far fronte aumentano a dismisura, i figli occupano molto spazio e tempo, e i coniugi diventano una sorta di squadra a lavoro, talvolta, senza sussulti emotivi e senza spazio pro-coppia.

La seconda, invece, la comunicazione emotiva, è quella degli amanti. Di chi si ama. Di chi si desidera ancora. È una comunicazione che parte dal cuore e arriva al cuore. È l’interesse reale e profondo diretto al mondo emotivo dell’altro. I partner parlano di come si sentono, di quello che provano, di cosa desiderano o non desiderano più, e si scambiano preziose informazioni emozionali che servono a cementare il legame d’amore.

Questo tipo di comunicazione è quella che, solitamente, si impolvera nel tempo sino a smarrirsi del tutto. Nelle coppie longeve e annoiate, le chat diventano di servizio e non emozionali, e la comunicazione non odora più di nutrimento. Quindi, per nutrire un rapporto di coppia e candidarlo alla longevità, bisogna mantenere sempre una finestra aperta sulla comunicazione emozionale.

Consigli pratici per evitare la crisi di coppia dopo la nascita di un bambino

• Sforzarsi di trovare del tempo per la coppia

Può sembrare impossibile farlo quando in due, oltre a lavorare, ci si deve occupare di un neonato ma è di fondamentale importanza che la coppia si ritagli uno spazio proprio nel quale il bambino non c’è o è sullo sfondo. La coppia dovrebbe vivere questo spazio come un appuntamento (quotidiano, settimanale ecc.) irrinunciabile da pianificare a tutti i costi.

• Perdonarsi per le proprie paure

Avere paura di mettere al mondo un figlio e di accudirlo è la cosa più normale del mondo. Non c’è nulla di male o di patologico nell’avere paura, anzi, la paura ci serve per mettere in campo tutte le nostre risorse per svolgere al meglio i compiti difficili. Quando pensiamo di non farcela spesso stiamo sottostimando le nostre capacità e sovrastimando il pericolo. Pensiamo a tutte le volte che abbiamo avuto paura di qualcosa e poi ci siamo detti, dopo aver affrontato questo qualcosa, che forse non c’era da avere così tanta paura. Inoltre, sforziamoci di riflettere sul perché proprio noi non dovremmo farcela?

• Chiedere aiuto

Quando il peso dei problemi e delle difficoltà quotidiane diventa insostenibile è bene allentare la tensione e lasciarsi aiutare. Chiedere aiuto non è sempre facile, a volte la coppia ha la sensazione di dovercela fare da sola a gestire un bambino e sente che chiedere aiuto rappresenti una sorta di piccolo fallimento. In altri casi la coppia può temere di essere di peso se chiede aiuto e così facendo si priva della possibilità di scoprire che a volte genitori, amici e parenti sono ben contenti di rendersi utili.

Convincersi che i genitori perfetti non esistono

È quello che ogni neogenitore dovrebbe ripetere a sé stesso tutte le volte che si sente inadeguato o teme di poter sbagliare con il proprio figlio. Sentirsi preoccupati e paralizzati dalla paura di sbagliare è normale, specie quando nostro figlio è appena nato ma questo non fa di noi genitori inadeguati o inetti.

Dopo l’arrivo dei figli l’equilibrio di una coppia è destinato a cambiare, la coppia deve recuperare tempo spazio perduti.

I genitori hanno il ruolo di crescere i loro figli in modo equilibrato, in un ambiente positivo, sereno, stabile e caldo. Questo però avviene solo se la loro relazione è stabile, quindi è opportuno che la coppia non si lasci fagocitare dall’arrivo del neonato e che riesca a ritrovarsi dopo l’arrivo di un figlio. Una relazione felice, basata sull’amore e l’ascolto reciproco sarà un modello da imitare. La relazione diventa più complessa, ma è anche più ricca e profonda.

Quando lo psicoterapeuta può entrare in campo per aiutare la coppia?

Ci sono molti momenti difficili durante tutta una vita, dove la sensazione è quella di sentirsi sopraffatti e soli. Ma ci sono anche dei momenti in cui si vorrebbe un parere esterno per capire se le cose che facciamo o pensiamo stiano andando verso la strada giusta.

Spesso arrivano nella stanza di terapia coppie arrabbiate, genitori preoccupati o bambini con delle fatiche. Lo psicoterapeuta accoglie le problematiche di ciascuno per poterle poi elaborare insieme al paziente per trasformare delle cognizioni negative su di sé o sulla coppia, in cognizioni positive nelle quali riconoscersi, e riconoscere l’altro nel caso della coppia.

Lo dice in maniera molto chiara Erich Fromm, psicoanalista, (1963): “L’unico modo per conoscere profondamente un essere è l’atto di amore; questo atto supera il pensiero, supera le parole. È il tuffo ardito nell’esperienza dell’unione. Ma per conoscere pienamente nell’atto d’amore, devo conoscere psicologicamente la persona amata e me stesso, obiettivamente, devo vederla qual’è in realtà, abbandonare le illusioni, il quadro contorto che ho di lui/lei.  Solo conoscendo obiettivamente un essere umano, sono in grado di penetrarne l’essenza più profonda nell’atto d’amore”.

VALENTINA BINO

Psicologa psicoterapeuta e terapeuta EMDR, specializzata in psicoterapia del bambino e dell’adolescente. Esercita la professione con grande passione nel suo studio Psicofficine Milano. Collabora con La Giocomotiva, creando uno spazio d’ascolto per genitori.
https://www.psicofficinemilano.com

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La Giocomotiva, People & Baby Group

La Giocomotiva gestisce in Italia 13 strutture, tra nidi e scuole dell’infanzia, sul territorio di Milano e Roma. Fa parte del gruppo francese People & Baby, che conta ad oggi 700 strutture distribuite nel mondo.
Da oltre vent’anni si prende cura della crescita e del benessere dei bambini e delle loro famiglie attraverso un approccio educativo armonico e innovativo, volto a valorizzare le diversità del singolo.
 
 

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